Conto Energia Termico | The Fielder

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Scritto da M. Dell’Orto 7/03/2013.

In principio era il 55%, ovvero la detrazione fiscale che mirava ad incentivare diversi interventi per il miglioramento della prestazione energetica per il riscaldamento degli edifici esistenti: nata nel 2007 e a più riprese rimaneggiata nel corso degli anni, terminerà il 30 giugno di quest’anno. E con rimpianto, considerando da cosa sarà sostituita.

Per meglio comprendere lo sconforto, occorre che si spieghino oggetto e modalità del vecchio incentivo; gli interventi interessati erano di 4 tipi:

1. Riqualificazione globale dell’edificio, con massima detrazione possibile di €100.000,00 (pari ad un costo complessivo dell’intervento di circa €181.000,00)
2. Miglioramento dell’isolamento termico di pareti e/o serramenti, con massima detrazione possibile di €60.000,00 (pari ad un costo complessivo dell’intervento di circa €109.000,00)
3. Installazione di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, con massima detrazione possibile di €60.000,00 (pari ad un costo complessivo dell’intervento di circa €109.000,00)
4. Sostituzione della caldaia esistente con una del tipo “a condensazione” o una pompa di calore ad alta efficienza, con massima detrazione possibile di €30.000,00 (pari ad un costo complessivo dell’intervento di circa €54.000,00)

Ovviamente, gli interventi dovevano rispondere a precisi parametri tecnici: il miglioramento dell’isolamento termico, ad esempio, non poteva essere fatto “a piacere” ma, si dovevano rispettare delle soglie minime di risultato. Il beneficio era una detrazione fiscale valutata in base al denaro speso e spalmata su più anni: prima in 3 anni, poi da 3 a 7 a discrezione del richiedente, quindi fissata prima a 5 ed, infine, a 10 anni.

L’iniziativa in questi anni ha riscosso un notevole successo, riuscendo a dare ossigeno ad un settore gravemente appesantito dalla crisi e contribuendo in modo rilevante alla diminuzione sia dell’inquinamento, sia del consumo di energia; per l’erario la sostenibilità economica era garantita almeno in parte dagli stessi interventi grazie al meccanismo del contrasto interessi, lo stesso che viene invocato come possibile strumento per ridurre l’evasione fiscale. Infatti, ogni cifra doveva essere documentata da una fattura, riuscendo così a far emergere dal sommerso lavori che, altrimenti, sarebbero stati pagati in nero.

Vi prego di fare attenzione ad alcuni aspetti in particolare:
– Il tipo d’interventi: trascurando il 1°, oggettivamente impegnativo, ed il 3°, vincolato alla disponibilità di un tetto adeguato, il 2° (limitatamente alla sostituzione dei serramenti) ed il 4° (limitatamente alla sostituzione della vecchia caldaia con una a condensazione) sono stati piuttosto comuni, anche perché poco invasivi e di relativamente facile realizzazione;
– L’incentivo era calcolato sulla base dei costi effettivamente sostenuti;
 Unico. L’incentivo era accessibile a chiunque non solo persone fisiche o solo giuridiche, con l’unico requisito che esistesse una dichiarazione dei redditi da cui determinare l’importo calcolato.

Questa iniziativa anche grazie ai suoi ottimi risultati e stata mantenuta in vita da tutti i governi dal 2007 in avanti, fino a quello presieduto da Monti; in particolare vorrei riportare una dichiarazione del ministro dell’ambiente Clini, che già ho ricordato in un precedente articolo riguardo questo tipo d’incentivi:

“[…]Tuttavia” ha aggiunto il Ministro, “è necessario dare stabilità ad altre misure, che risentono ancora di una valutazione non strategica sul ruolo degli incentivi fiscali in alcuni settori chiave dello sviluppo: è questo il caso delle agevolazioni fiscali per lavori di ristrutturazione e riqualificazione energetica nell’edilizia. L’analisi costi-benefici deve considerare gli effetti economici strutturali e quelli sulla fiscalità delle misure incentivate. Sono certo che anche su questo punto, continuando a lavorare insieme con il Ministro Passera, riusciremo ad individuare le modalità più efficaci per rendere permanenti le agevolazioni fiscali per l’edilizia ecoefficiente, anche tenendo conto degli obiettivi e degli obblighi stabiliti in questa materia dalle direttive europee”.

Come detto, questa detrazione morirà il 30 giugno di quest’anno e verrà sostituita da quello che è stato chiamato Conto Energia Termico, istituito con il Decreto Ministeriale del Ministero dello Sviluppo Economico del 28 dicembre 2012 (pubblicato in G.U. il 02/01/2013); vediamo come funziona per sommi capi.

Prima novità, non solo di forma ma anche di sostanza: non è più una detrazione fiscale ma, un incentivo economico erogato direttamente da Gestore dei Servizi Energetici S.p.A., una società controllata dal ministero delle finanze (qui la pagina dedicata al Conto Energia Termico). Conseguenza di questo cambio di paradigma è l’apertura anche a soggetti che prima ne erano esclusi, in quanto non pagano le tasse. Come ad esempio onlus ma, soprattutto la pubblica amministrazione.

Infatti, questa è la seconda e più clamorosa differenza, la distinzione tra interventi di riqualificazione incentivabili tra pubblica amministrazione e privati cittadini: tutti gli interventi precedentemente coperti dal 55 per cento, dal primo di luglio rimarranno oggetto dell’incentivo solo per gli enti pubblici, mentre si riduce in maniera importante il numero ed il tipo degli interventi incentivati disponibili per i privati. Vediamo nel dettaglio:

I. Nuovo isolamento termico delle pareti solo per la Pubblica Amministrazione
II. Sostituzione dei serramenti solo per la Pubblica Amministrazione
III. Sostituzione della caldaia con una a condensazione solo per la Pubblica Amministrazione
IV. Sistemi di schermatura e/o ombreggiamento delle superfici vetrate solo per la Pubblica Amministrazione
V. Sostituzione della caldaia con pompa di calore Pubblica Amministrazione e Privati
VI. Sostituzione di scaldabagno elettrico con uno a pompa di calore Pubblica Amministrazione e Privati
VII. Installazione di pannelli solari termici Pubblica Amministrazione e Privati
VIII. Sostituzione delle caldaie di serre e/o fabbricati rurali con caldaia a biomasse Pubblica Amministrazione e Privati

Come si può vedere, gli interventi più importanti sono riservati al pubblico, lasciando al privato solo l’installazione delle pompe di calore (per riscaldamento e/o produzione di acqua calda sanitaria) ed i pannelli solari; ad un profano la differenza, forse, dice poco, ma tecnicamente è estremamente rilevante. Le pompe di calore con cui sostituire la vecchia caldaia saranno, nella grande maggioranza dei casi, del tipo ad aria, le cui prestazioni dipendono in misura importante dalla temperatura esterna, più fuori fa freddo, peggio funzionano, arrivando anche a non poter riscaldare un appartamento se la temperatura esterna scende sotto i -7°C, sia pure con un impianto pensato per sfruttare nel modo giusto quel tipo di generatore e un notevole isolamento termico, requisiti che l’80% degli edifici esistenti non ha.

Particolare attenzione merita anche la procedura di accesso agli incentivi: questa fase sarà gestita dal GSE, che indicherà le procedure e predisporrà i moduli; “indicherà” e “predisporrà” perché ancora non si conoscono, il decreto gli dà tempo fino ai primi di marzo, quindi non possiamo far altro che aspettare.
Da subito si sa, però, che per poter accedere agli incentivi potrebbero servire fino a 12 diversi documenti, contro i 4 o 5 richiesti dal 55%; oltretutto per ora abbiamo l’esperienza del rapporto con il GSE – riguardo gli analoghi incentivi – disponibile per i pannelli fotovoltaici: in base alle opinioni dei professionisti interessati, definirla “disastrosa” sembra un eufemismo.

Procedendo con l’analisi, si arriva alla quantificazione degli incentivi:

 Per gli interventi ammessi solo per la pubblica amministrazione, si tratta del 40% della spesa sostenuta (con limiti massimi variabili secondo il tipo d’intervento);
 Per le pompe di calore per il riscaldamento, il calcolo viene effettuato solo in base alla potenza della macchina, senza alcun collegamento con la spesa sostenuta. Per essere più esatti, il decreto lega l’incentivo alla potenza ed al tempo di funzionamento della pompa di calore, parametro quest’ultimo definito a priori;
 Per le pompe di calore e per l’acqua calda sanitaria, l’incentivo viene fissato in un forfait di 400,00€ o di 700,00€, secondo la taglia della macchina.

Particolare novità è costituita dall’attenzione ai costi di documenti tecnici come diagnosi e certificato energetici. Nell’allegato III al decreto, si fissa sia il massimo valore erogabile, sia il massimo costo unitario su cui calcolare l’incentivo; una nota di colore, si fissano costi differenti a seconda di edifici più grandi o più piccoli di 1.600 m², pari a 1,00 €/m² per i primi e 1,50 €/m² per i secondi. Provate a fare i conti! Secondo il ministero è normale – e previsto per decreto – che il costo per 1.600 m² sia superiore del 35% circa a quello per 1.601 m² (2.400,00€ contro 1.601,00€).
Una chiosa: questi costi saranno incentivati al 100% per la pubblica amministrazione, al 50% per i privati cittadini.
I fondi disponibili avranno un limite annuo, fissati per il 2013 in 200 milioni di euro per il pubblico e in 700 milioni di euro per i privati; all’art.1, commi 3 e 4, il decreto specifica che trascorsi 60 giorni dal raggiungimento dei limiti di spesa previsti, non saranno accettate più domande di accesso agli incentivi; si ignora il destino delle richieste fatte durante i 60 giorni da quando il limite è stato raggiunto.

Avendo un quadro complessivo, si possono trarre alcune considerazioni:

1) Sostituzione dei serramenti e posa di caldaie a condensazione, come detto, sono stati tra gli interventi più comuni (stime dell’ENEA valutano che la sola sostituzione dei serramenti costituisca più del 50% degli interventi) per molte intuibili ragioni; semplici ed efficaci, hanno permesso a moltissime famiglie di ridurre la loro bolletta per almeno i prossimi 15 anni. Ora questo vantaggio ci sarà solo per lo Stato.

2) Ai privati rimane la possibilità di installare una pompa di calore, ma, come abbiamo spiegato, non è detto che sia tecnicamente possibile, anzi, in alcuni casi è addirittura sconsigliabile, se non ci si vuole trovare con la casa gelata proprio nel mezzo dell’inverno.

3) La pubblica amministrazione potrà godere di un rimborso del 40% delle spese sostenute per le opere, mentre per i privati quanto spenderanno sarà del tutto irrilevante: i conti andrebbero fatti caso per caso, ma il sospetto è che alla fine si tratterà di una misera mancia.

4) Una pompa di calore per la produzione di acqua calda sanitaria può costare, secondo la taglia, da 1.000,00€ a 3.000,00€: a conti fatti i rimborsi a forfait coprono dal 40% al 25% della spesa sostenuta per la sola macchina (senza quindi le necessarie opere di contorno, come la manodopera di idraulico, muratore ed elettricista), con la quota che si riduce all’aumentare dei costi.

5) Per lo stesso documento, il decreto fissa dei costi massimi secondo delle regole assurde (tra due edifici che differiscono di meno di un millesimo di superficie, c’è una differenza di circa il 35% dei costi) e per la pubblica amministrazione la detrazione è totale, per il privato solo a metà.Perché?

6) Curioso che per tutti gli interventi si siano fissate, comunque, delle soglie massime di costo, in particolare per alcune prestazioni professionali: se abolire le tariffe minime è stato fatto per stimolare la concorrenza, definire delle tariffe massime a che cosa serve?

7) Il 55% era a carico della fiscalità generale, il Conto energia sarà erogato dal GSE, senza “nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato” recita l’art. 18 del decreto. D’accordo, allora chi lo paga, tenendo conto che l’unico socio della GSE S.p.A. è il ministero delle finanze? La risposta è nel testo da cui il Conto Energia trae origine, ossia il Decreto Legislativo 03/03/2011, n°28: al Capo III, art. 27, comma 1 dice chiaro e tondo che “Le misure e gli interventi di incremento dell’efficienza energetica e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili sono incentivati:a) mediante contributi a valere sulle tariffe del gas naturale per gli interventi di piccole dimensioni di cui all’art. […]”. Ovvero, non si possono escludere incrementi sulle bollette; ovviamente, da tipico costume italico, “non si possono escludere” suona come un eufemismo. Da notare anche che, in questo modo, le P.A. riceveranno finanziamenti per i loro lavori di riqualificazione energetica che non arrivano dal bilancio dello Stato, ma direttamente dalle tasche dei cittadini con una forma di imposizione mascherata.

In definitiva, quello che era un buon strumento per il miglioramento dello stato energetico dei nostri edifici, è stato del tutto cancellato e sostituito da un altro, di difficile uso, limitato negli effetti e per lo più tagliato a favore delle sole Pubbliche Amministrazioni che, però, hanno un forte limite nella cifra massima a disposizione.
Comprensibile che in tempi di rigore e crisi economica si debbano stringere i cordoni della borsa, ma appare quanto meno discutibile che questa riduzione di spesa venga fatta su provvedimenti che riuscivano a muovere un mercato, ad autofinanziarsi almeno in parte ed a migliorare l’ambiente delle nostre città.

In ultimo appunto, il decreto è firmato, tra gli altri, dal Ministro Clini, lo stesso della citazione di qualche paragrafo più su.
Signor Ministro se, secondo Lei, queste sono le modalità più efficaci per rendere permanenti le agevolazioni fiscali per l’edilizia ecoefficiente, credo che avrebbe fatto molto meglio a lasciare il suo incarico a qualcuno di più competente.