Tratto dall’approfondimento di Ambiente e Sicurezza

Quando parliamo di “Ambienti indoor” intendiamo tutti gli ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali (uffici pubblici e privati, le abitazioni, ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, cinema, bar, treno, aereo…).
Si può facilmente dedurre che il rischio per la salute derivante dall’esposizione ad agenti chimici con effetti subacuti e cronici, non dipende solo da DOVE ci troviamo ma anche da QUANTO tempo trascorriamo in quel particolare ambiente.
Trascorriamo il 95-97% del tempo negli ambienti indoor
Alcune indagini condotte a livello europeo hanno evidenziato che la popolazione dei centri urbani trascorre, in media, il 95-97% del tempo negli ambienti indoor, il 2-4% nei mezzi di trasporto e solo l’1% nell’ambiente esterno.
Per questo motivo è documentato che, assumendo pari a 100 la dose totale di inquinante a cui un soggetto è esposto nell’arco delle 24 ore per via inalatoria, oltre il 90% di questa dose è assunto dall’aria degli ambienti indoor.
Agenti chimici e biologici
Composti organici volatili (Cov)
Molti studi della letteratura scientifica hanno dimostrato che i livelli indoor sono tipicamente maggiori rispetto a quelli outdoor per alcune classi di inquinanti, in particolar modo per moltissimi composti organici volatili (Cov).
I materiali da costruzione e da arredo, i mobili, le moquette e le tappezzerie, i collanti usati per la loro posa, le macchine da ufficio, un grande numero di prodotti di consumo di vario uso, compresi quelli per le pulizie, nonché il fumo di sigaretta e gli occupanti stessi, possono rilasciare Cov nell’aria degli ambienti indoor.
Radon
Il radon contribuisce in modo determinante alla dose totale di radiazioni ionizzanti assorbita dalla popolazione generale ed è indicato come la seconda causa di neoplasie polmonari (3-14% del totale – WHO, 2009) tra i non fumatori.
Pm10, Pm2.5, particelle ultrafini, No2
Definiti come classici inquinanti atmosferici urbani, questi agenti chimici sono stati oggetto di approfondimento specifico da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Virus, batteri, muffe, lieviti, funghi, …
Le principali fonti d’inquinamento microbiologico degli ambienti indoor sono gli occupanti (uomo e animali, ma anche piante), la polvere e i servizi degli edifici stessi, come gli impianti di ventilazione e condizionamento.
Come fare per difenderci?

Seguire quello che dice la legge sarebbe già un bel passo avanti.
A fronte di linee guida, norme tecniche e decreti legge, il primo step da eseguire è sicuramente la Valutazione del Rischio degli impianti aeraulici. Grazie a questo, siamo in grado di dimensionare il livello di rischio potenziale dell’impianto e di evidenziarne la relativa priorità d’intervento da un lato, e di indicare le modalità d’intervento dall’altro.
Utilizziamo la tecnologia a nostro vantaggio per un’aria più pulita:
hai mai sentito parlare della
Ventilazione Meccanica Controllata?

